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"LE NOSTRE ORE"

Questa mostra non è una bizzarria o una stravaganza. Essa si correla, invece, alla vita dei nostri paesi, alla loro cultura, alla loro quotidianità. Per secoli l'orologio della torre ha scandito le nostre ore. Ha segnato l'alba dei braccianti, dei carrettieri, dei contadini che lasciavano le loro case "a schiarire giorno" per raggiungere i posti di lavoro, spesso lontani ed impervi; ha regolato le fatiche nei campi che cedevano solo al tramonto del sole; ha avuto un posto d'onore nei bilanci comunali, quando la sua manutenzione figurava fra le opere obbligatorie di ogni più piccolo centro. Ma l'orologio da torre ci ha portato anche incanti e stupori. Leopardi ascoltava rapito il suon dell'ora che gli arrivava sull'onda del vento dalla torre antica. Aveva, forse, lo stesso timbro dolce della voce di Silvia. Nel mio paese, quando la neve metteva la sordina ai rumori, il tocco dell'orologio di piazza perdeva vigore per spegnersi in un suono affogato e smorto come una voce senza eco o risonanza. E nel mio dormiveglia di ragazzo entrava lo scenario fiabesco delle case, dei tetti, delle strade colme di bianco, dei passeri che svolavano in cerca di cibo, delle trine di ghiaccio che si disegnavano lungo i canali e le cimose.

Gli orologi da torre, recuperati dal maestro artigiano Salvatore Ricci, mi dicono tutto questo. Essi rappresentano per lui il patrimonio più bello e più cospicuo del suo lavoro. Sono, in altri, termini il compendio di una vita che merita un attestato di apprezzamento. Oggi la tecnica ha inventato congegni più moderni e sofisticati. Ma le vecchie macchine, gli ingranaggi, qui esposti, non sfigurano nel confronto. Anzi, essi testimoniano la sapienza artigianale dei costruttori, la perizia, la validità delle loro botteghe, che non abbiamo saputo difendere e proteggere. Mi auguro che il patrimonio del maestro Ricci non vada disperso. Spero che qualche ente sappia assicurarselo e preservarlo per le generazioni che verranno. La mostra ha anche questo obiettivo. Le testimonianze della cultura materiale hanno la stessa dignità delle opere d'arte

Gianni Raviele

Museo degli orologi da torre

Dove si trova: da piazza Risorgimento, prima traversa di via Roma

Informazioni: 0824/984186 --0824/984009--0368/3115537
Orario di apertura sabato/prefestivi- domenica /festivi 9.00-12.00 /16.00-19.00
infrasettimanale: solo gruppi su prenotazione

 

Tutto ciò soprattutto per restituire alla vita e alla cultura questi strumenti ingegnosi, per offrire a tutti la testimonianza di un suggestivo passato. Dovremmo, forse, un giorno giustificarci di fronte alle generazioni che verranno, di aver lasciato distruggere (forse deliberatamente) in pochi anni ciò che ha accompagnato la vita quotidiana dell' uomo per secoli ?

L'idea di istituire il museo degli orologi da torre "unico nel suo genere in Italia" , a San Marco dei Cavoti, nasce dalla necessità di raccogliere in una sede dignitosa tutta la collezione del maestro Ricci, in uno scrigno nel quale custodire gioielli d'arte, i segreti del tempo.

Serafino Piteo
Teresa Zurlo

 

VERSO IL MUSEO DEGLI OROLOGI

Con troppa disinvoltura oggi riteniamo gli orologi da torre (meravigliosi meccanismi) inutili, quando essi testimoniano, al contrario, oltre che un talento artistico, non certo disprezzabile, anche una tappa importante nel continuo cammino dell' uomo. Il XX secolo, le scoperte scientifiche, il progresso esasperato, le tecnologie avanzate, l'elevarsi del tenore di vita hanno portato la società a dimenticare i veri valori. Tutto ciò ha reso l' uomo dimentico del suo passato, lasciando cadere una coltre di polvere e di indifferenza su innumerevoli valori spirituali e terreni che lo hanno accompagnato per secoli. Così mentre lo sguardo di molti è proteso in avanti, qualcuno dedica ancora le "proprie ore" al passato. Noi ci auguriamo di poter dedicare "le nostre ore" ad ammirare e apprezzare gli orologi da torre insieme al maestro artigiano Salvatore Ricci e sentir parlare di "tacche", di "ruota partitoria", di "ruota caterina", di "ingranaggi e pesi" e veder sfiorare le mani di questo maestro sugli orologi che, come comandati dal proprio padrone, obbediscono e scandiscono le ore.